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Genitori non coniugati: il regime è a due vie

Una coppia convive da anni, senza essersi mai sposata. Nel luglio 2014 ha avuto un figlio, riconosciuto da entrambi i genitori e dunque fiscalmente a carico.

 

 

I criteri che attribuiscono il riconoscimento delle detrazioni per figli a carico coinvolgono una casistica più composita e ricorrente rispetto ai “bonus” per il coniuge o per altri familiari.Il beneficio va ripartito fra i genitori non separati nella misura del 50% ciascuno; ma, previo accordo (anche soltanto informale) fra gli stessi, può essere attribuito per intero (non essendo consentite percentuali diverse da 50 e 100) a quello con un reddito più elevato.In caso di separazione legale o di cessazione degli effetti del matrimonio, l’intera detrazione spetta al genitore affidatario, mentre verrà applicato normalmente il 50% per ciascun coniuge in caso di affidamento congiunto. Anche in questa situazione valgono i medesimi criteri di ripartizione volontaria previsti per i genitori coniugati, ma con una significativa eccezione di favore, consistente nella possibilità, per il genitore affidatario esclusivo (o in affidamento congiunto), di devolvere all’altro detrazione non fruibile (in tutto o in parte) per limiti di reddito.La circolare 34/E/2008, integrando i chiarimenti della circolare 15/E/2007, ha specificato che per «limite di reddito» s’intende un’imposta incapiente, inidonea ad assorbire (per effetto di oneri deducibili/detraibili) il beneficio fiscale, che potrà essere attribuito, quindi, all’altro genitore; in tale evenienza, a nulla rileva, a differenza del criterio ordinario sopra evidenziato, che quest’ultimo sia eventualmente titolare di un reddito inferiore. La circolare 15/E ha precisato che in questo caso la rinuncia alla detrazione non opera automaticamente, ma presuppone un dettagliato accordo (anch’esso, si ritiene, informale) fra i coniugi separati. È previsto, inoltre, che il genitore beneficiario riversi all’altro un importo pari alla detrazione non fruita, ma la disposizione può essere liberamente derogata. In presenza di più figli fiscalmente a carico, l’attribuzione della detrazione al coniuge con reddito più elevato non può riguardare soltanto alcuni di essi, ma deve estendersi a tutti i figli; la diversificazione nella ripartizione della detrazione può essere operata soltanto in relazione a figli nati da genitori differenti (circolare 20/E/ 2011 paragrafo 5).I genitori conviventi Nel silenzio della norma, un altro importante chiarimento viene fornito – dalla citata circolare 15/E – riguardo ai figli di genitori non coniugati, per i quali vengono affermate le medesime regole di detrazione previste per i figli di genitori separati (qualora vi siano stati provvedimenti dell’autorità giudiziaria), oppure le regole generali qualora i genitori vivano more uxorio: intuibilmente, è richiesto che essi abbiano riconosciuto i figli naturali. Un’ulteriore evenienza, che si ritiene alquanto frequente, attiene all’ipotesi di genitore non coniugato, con figlio non riconosciuto dall’altro genitore naturale, che si sposa successivamente con un soggetto diverso. In tale ipotesi, quest’ultimo non potrà beneficiare della detrazione per figlio a carico, ancorché provveda al suo mantenimento, poiché non sussiste tra loro un rapporto di parentela o di affiliazione (circolare 34/E/2008 paragrafo 1). In deroga al comma 3, articolo 24, Tuir, anche ai cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari, che assumono una soggettività tributaria in Italia, è stata riconosciuta la possibilità – dall’articolo 1, comma 1324 della legge 296/2006 (con effetti prorogati fino al periodo d’imposta 2015) – di conseguire le detrazioni per i figli a carico (nonché per gli altri familiari) che siano residenti all’estero identificati attraverso l’attribuzione del codice fiscale. In particolare, per i soggetti extracomunitari, il decreto attuativo 149/2007 ha previsto la predisposizione di una specifica documentazione (da produrre al sostituto d’imposta, in base al comma 2, articolo 23, del Dpr 600/73, o da conservare in caso di dei ) idonea ad attestare il possesso dei requisiti previsti, mentre per i soggetti comunitari (o che siano appartenenti ad uno Stato aderente all’accordo sullo spazio economico europeo) gli adempimenti documentali possono essere surrogati da una autocertificazione (circolare 34/E/ 2008, paragrafi 2 e 3).© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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