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È UN MOSTRO ALTO UN GRATTACIELO, DICE DI CHIAMARSI SOLITUDINE.

Vi racconto la storia di un padre separato di nome Renato, nato a Roma ma che si è trasferito a Padova.

Squilla il telefono sono le 21.00 circa, il numero non è salvato in rubrica ma decido di rispondere comunque.

Io- Chi è?

Al telefono- Ciao, sono Renato

Io- Dimmi!

Renato- sospiro greve, pausa e silenzio, ( immaginatevi di essere in una stanza nella quale qualcuno spegne la luce all’improvviso, ecco cosa si prova in quei momenti )… Ho trovato il vostro contatto su Facebook ti va se parliamo ?

Io- Vai, dimmi pure….

*** Vorrei raccontarvi questa telefonata, che non ha nulla di eccezionale rispetto alle comuni vicende che passano i genitori durante una separazione e di conseguenza successivamente travolti dall’insensato affido condiviso   che vige in Italia ancora nel 2015, sistema datato e doloroso per chi lo subisce, legge arcaica nella carta e che vive come normalità in menti arcaiche ***

Renato si era fidanzato al tempo delle superiori, mi dice:

Renato- lei era bella ed eravamo solo noi, il nostro mondo eravamo noi. Nasce un figlio tanto desiderato, eravamo felici. In un braccio tenevo il piccolo appena nato e nell’altro la mano di mia moglie, poi un giorno tutto finisce.

Lei decide di separasi e da quel momento inizia il calvario ed oggi vedo mio figlio 2 mezzi pomeriggi alla settimana e un fine settimana alternato, come per diversi milioni di genitori, lo chiamano affido condiviso ma di condiviso ha solo il nome.

A questo punto gli chiedo perchè si erano separati, lui tentenna poi mi dice:

Renato- un rapporto di 16 anni non può essere solo rosa e fiori, abbiamo avuto diversi screzi e lei mi ha detto di volersi rifare una vita, di non sentirsi più amata e che voleva riprendersi la sua vita . Mi accusa di “non averla trattata bene” e da quel momento il mondo mi è caduto addosso. Dopo la separazione lei è partita a 493 km di distanza è andata a vivere nel nord-Italia da dei suoi parenti, io fortunatamente faccio un lavoro che è ricollocabile velocemente ( *per motivi di privacy non possiamo descrivere tutto ) a quel punto ho fatto anch’io le valige e mi sono trovato in una città del nord che non avevo visitato neppure in vacanza.

Qui non conosco nessuno, a parte la solitudine .

*** A questo punto Renato mi spiega le traversie legali che sta passando ma in particolar modo mi parla del suo mostro, il drago che gli fa visita ogni momento, si chiama solitudine, è un mostro alto un grattacielo, solido come la roccia e fa un fracasso assordante, al quale è impossibile fuggire nemmeno ci si tappasse le orecchie ***

La solitudine da se stessi, viene concepita nella pancia di chiunque e partorisce all’improvviso.

La solitudine delle e dalle istituzioni. Le istituzioni si barricano dietro i muri dei tribunali che non sentono, non parlano e sembra non vogliano imparare dai loro sbagli.

La solitudine arriva dalla memoria dei momenti di felicità passata, e spesso si crede non ne arriveranno più di nuovi.

La solitudine che arriva per i rimorsi di tutto quello che non si doveva fare.

SOLITUDINE - affido ocndivisoLa solitudine arriva quando si hanno i rimorsi di quello che si sarebbe dovuto fare.

La solitudine che provoca l’indifferenza. Quante volte abbiamo mangiato con un amico, con un parente, quante volte eravamo presenti per loro, ora dove sono?

La solitudine amica con la quale si finisce a parlare da sobri.

La solitudine arriva anche se si parla con i propri genitori, ai quali però a volte si decide di non dire tutto quello che si vive o la realtà della situazione che si passa per paura di angosciarli, si crede di riuscire a tenerli lontani dal dolore in questo modo ma in realtà loro sanno perchè “sentono” dentro di se che le cose non vanno bene.

La solitudine che dilaga aspettando di poter riabbracciare i propri figli.

Le lancette dell’orologio segnano il percorso della solitudine.

La solitudine è il risultato delle incomprensioni, dei pregiudizi difficili da sgretolare, delle colpe che ci si addossa vere o immaginate, delle istituzioni e delle leggi che riflettono una mediocrità d’animo umano…

Sono le ore 22.00 circa, Renato mi chiede se sono ancora li ad ascoltarlo ed io gli rispondo di si, che per una sera è lui che mi ha tenuto compagnia…

Dove non arrivano le leggi e la burocrazia, dove non arriva il destino, possiamo fare comunque tanto anche soltanto prestando attenzione al prossimo.

Grazie a tutti gli attivisti di coninostrifigli  che si stanno interessando a dare informazioni sulle attività che svolgiamo o semplicemente ascoltando il prossimo.

Dedicata a tutti i genitori che oltre a subire la privazione del giusto tempo con i propri figli devono anche trasferirsi dopo una separazione. 

Contatti: coninostrifigli@outlook.it

Foto@ Freepik

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