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2015: affidamento condiviso = Ingiustizia illegale ma accettata

Riporto questa storia che è lo specchio di quanto accade a moltissimi e non rappresenta una singolarità ma oramai una consuetudine.

2015: affidamento condiviso = Ingiustizia illegale ma accettata
2015: affidamento condiviso = Ingiustizia illegale ma accettata

Manfredonia – ‘’SAPEVO che a breve sarei stato licenziato perchè l’azienda dove lavoravo aveva intenzione di chiudere. Per evitare di trasferire tutta la famiglia chissà dove, decisi di creare un’attività in proprio investendo i risparmi di una vita, sangue e sudore e contemporaneamente lavorando ovunque per evitare che gli standard di vita familiare calassero. Proprio quando le idee ed i sacrifici si erano concretizzati, quella che all’epoca era mia moglie mi dice di non amarmi più e di voler cambiare vita. Voleva un lavoro ‘vero’, uno stipendio ‘vero’ e nel frattempo oltre a spendere più del solito necessario aveva speso anche un anno intero a parlare male di me sia come padre che come marito suscitando incredulità in quanto fino a poco tempo prima ero descritto come un angelo caduto dal cielo. Per un mese e mezzo ho sopportato ingiurie, provocazioni ed umiliazioni tentando di salvare la situazione. Qualsiasi cosa succedesse: se veniva giù la pioggia…era ritenuta una colpa da addossarmi. Le liti erano una costante della giornata ed ignorare le provocazioni non bastava a risparmiare ai miei figli scene di violenza fisica e psicologica a mio danno”. Così un cittadino in una lettera inviata a Statoquotidiano, attraverso la quale affronta la sua “odissea” correlata alla separazione dalla moglie e all’affidamento dei bambini.

“ Purtroppo già da un anno permettevo alla mia ‘gentile consorte’ di picchiarmi davanti ai bambini senza mai denunciarla nè raccontare della cosa a qualcuno. Credevo di proteggere i miei figli, la famiglia. Pesavo 90 kg ed ero molto robusto, l’altezza non mi manca. Chi mi avrebbe creduto? Ricordo quando fui spinto e caddi all’indietro sul pavimento, presi calci all’addome mentre i bambini mi guardavano spaventati. Sopportai il dolore per 2 settimane, poi andai in ospedale dicendo che mi ero fatto male al lavoro: costole incrinate.

La famiglia della mia ex moglie nonostante innumerevoli appelli per da parte mia per un aiuto, continuava a giustificare qualsiasi comportamento bestiale della stessa, anzi auspicava ad una ‘veloce ed indolore’ separazione sostenendo che le botte prese ed i coltelli puntati contro erano sciocchezze, al contrario, la perdita del lavoro era un reato. Un giorno, dopo l’ennesima lite, volutamente generata dalla mia ex moglie, colsi l’invito ad andare via di casa: fui cacciato. Almeno i bambini non avrebbero assistito ad altre bestialità anche se sentivo che non erano al sicuro con colei che li aveva messi al mondo, inoltre, smisi di fingere di non sapere dell’esistenza di amanti”.

“Mi ritrovai dall’avvocato a capire come difendermi dalla pioggia di denunce di qualsiasi genere e cercare di esercitare il mio diritto di visita ai miei figli che erano sofferenti per la mia assenza. Fui chiamato dalle maestre e mi dissero che i bambini stavano male. i ricatti, gli insulti, le diffamazioni aumentarono di pari passo alle richieste di denaro pena il non vedere i miei figli che avevano invece assolutamente bisogno di me. Addirittura era la stessa ‘madre’ a dirmelo incoerentemente con i suoi comportamenti volti a tagliare qualsiasi rapporto con loro. I bambini erano trascurati: scarso affetto, scarsa igiene, venivano lasciati a quasi parenti o a conoscenti in favore di uscite notturne evitando di farli stare con me che invece desideravo tanto dormire con loro”.

“Mi ritrovai anche a dormire in macchina per 2 giorni, poi mi accampai in un cantiere in costruzione lavandomi in palestra e mangiando panini per 2 mesi. Decisi contro la matematica di prendere un monolocale per accogliere i bambini nelle poche volte che mi riusciva vederli e misi fine ai giri fino alla chiusura nei centri commerciali quando fuori pioveva o faceva troppo freddo per il parco giochi. Inoltre un bagno era sempre utile. Mi si ruppe l’auto ma la cosa non mi demoralizzò nonostante raggiungere i bambini e cercare lavoro era molto più difficile. Ero euforico perchè appena separato, con 2 figli, con un reddito incerto, pieno di debiti e psicologicamente a terra ero riuscito ad avere un monolocale in affitto a Manfredonia dopo che tutte le varie associazioni, parrocchie e centri a cui chiedere aiuto mi avevano detto ‘purtroppo ti devi fare aiutare da qualche parente’”.

“I momenti di vomito, dolorosi,ed umilianti si presentavano più volte al giorno, persi 15 chili. Ciò che mi aiutava erano le carezze e le parole di conforto dei miei figli che ricordavo ogni volta. Anche se mi ponevano domande sul loro futuro, sulla loro casa, sulle loro cose e sulla ‘pace che mamma non vuole fare’ avevano sempre un a parola, un abbraccio ed un bacio per me. Quando ci penso, ancora mi commuovo. Un pomeriggio mi stavo avviando a prendere i bambini, ricevo un sms che mi informa che erano in treno in viaggio verso il nord Italia. La ‘madre’ li aveva presi a scuola e di nascosto messi su un treno e portati via senza dirmi niente ne farmeli salutare. Tentai di raggiungerli telefonicamente ma sia io sia loro stavamo male e la ’madre’ chiudeva la conversazione ogni volta che i bambini accennavano a quanto stavano vivendo. E’ impossibile descrivere quello che ho provato in quel momento”.

Li ho rivisti dopo un mese e dopo che mi hanno chiesto innumerevoli volte di andarli a prendere quando riuscivano a parlare con me al telefono. Chiamavo anche 100 volte al giorno per sentirli 2 minuti in vivavoce con la presenza della ‘madre’ o dei ‘nonni’ o del compagno della ‘madre’ che controllavano ciò che mi dicevano intervenendo o chiudendo le conversazioni quando ritenevano di farlo. Raccimolai i soldi e mi feci 600km con il cuore che mi scoppiava, ‘felice’ di poterli tenere per un pò durante l’estate. Quando li vidi mi corsero incontro, piangevo come tutti i giorni ma quella volta per la gioia”.

“Nel viaggio verso Manfredonia mi raccontarono tutto quello che non volevano fosse successo: dopo il trasferimento presso i nonni, con una scusa invitante, furono subito portati in casa di un individuo a loro già noto, candidato a diventare convivente della ‘signora’ qualora li avesse ‘accolti’ tutti sotto lo stesso tetto”.

“Come successe anche nelle estati che seguirono, i bambini non vollero più lasciarmi, non volevano tornare dove erano stati ‘deportati’. Fui costretto a non rispettare i patti della separazione e chiesi aiuto alle istituzioni per tranquillizzarli. Si lamentavano delle scelte della madre e volevano rimanere a vivere con me a Manfredonia. Dopo qualche mese di denunce, minacce etc. a mio danno (tanto per cambiare)…convinsi i bambini che per evitare altri problemi li avrei riaccompagnati ma che avrei combattuto per riportarli a casa come mi avevano chiesto, forte della constatazione della loro volontà e disagio da parte degli organi preposti dello stato. A conti fatti per onorare gli avvocati, l’affitto, l’auto da riparare, le bollette, il mantenimento, il carburante, l’autostrada, gli alberghi e la spesa, avevo bisogno di 2000€ al mese minimo. trovai un lavoro che mi lasciava 3 ore di sonno al giorno: per i bambini dovevo farlo”.

“Il primo ricorso mi viene respinto. Per il giudice il ritorno a casa, dal padre nella città dove i bambini erano cresciuti e dove avevano tutto poteva essere un ulteriore trauma sebbene il parere di un medico dello stato era completamente opposto a fronte delle esplicite richieste dei miei figli. Visti i ritmi di lavoro…mi infortunai e non potendo lavorare più come un mulo persi il lavoro. Il secondo ricorso viene respinto: tribunale diverso, sentenza assurda ancora una volta. Per il giudice ad una ‘madre’ è concesso fare dei figli ciò che vuole e se il padre dei bambini lotta per proteggerli, tutelarli da reati e vuole che i loro diritti vengano rispettati è solo frutto della conflittualità con l’altra parte. Le dichiarazioni verbali (urlate) senza nessun fondamento dell’altra parte hanno prevalso su documenti, carte che certificavano le mie dichiarazioni e su 3 anni di ricevute bancarie”.

Sono disoccupato da un anno e mezzo…ma continuo con sacrifici assurdi a mantenere i miei figli rinunciando ad una vita per me. Da qualche mese la mia ex moglie ha trovato un lavoro ‘vero’ ed uno stipendio ‘vero’ a Manfredonia. Anche se i bambini sono qui, lo schifo e le denunce nei miei confronti continuano. La scuola, i pediatri, le parrocchie non fanno nulla per evitare che un genitore escluda l’altro dalla vita dei figli, bensì ammettono che uno sconosciuto si sostituisca a me per il loro quieto vivere. Lo stato mi ritiene un single, non ho diritto a nessun aiuto perchè sebbene sia padre non ho un nucleo familiare.”

“Lo stato tutela chiunque, tranne quelli come me ed i bambini. Io devo restare calmo, le ‘mamme’ invece possono metterti le mani addosso gratuitamente, i nuovi partner possono insultarti davanti ai tuoi figli, metterti le mani addosso, sostituirsi a chi vogliono e nessuno fa niente. La mia guerra va avanti…l’affido condiviso e la bigenitorialità vanno fatti rispettare così come è previsto per legge e non per come la intendono i giudici. La gente crede che questo problema non riguardi tutti ma solo una cerchia di sfigati che poi finiranno per strada ormai impazziti”.

“Bisogna accendere dei fari su storie come la mia perchè molti non hanno il coraggio di farlo o di chiedere aiuto, molti non conoscono neanche i loro pochi diritti. Tanto per cominciare lo strumento del registro della bigenitorialità è già qualcosa per evitare che chiunque abbia a che fare con i minori di figli separati partecipi anche inconsapevolmente all’isolamento di un genitore voluto dall’altro”.

Fonti:

http://www.statoquotidiano.it/04/06/2015/manfredonia-dramma-padre-separato-rispettare-bi-genitorialita/339833/

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2 comments

  1. Vivo una situazione in parte simile a quella raccontata. Tuttavia IO sono la mamma e IO sono stata spesso trattata male dalla sua famiglia e dalla sua compagna. Grazie a Dio, per quanto mi riguarda, la legge tutela un po’ di più le donne che gli uomini. Gli uomini, infatti , credetemi, sanno fare meglio le vittime. Noi abbiamo più dignità . Ovviamente non parlo della persona che ha raccontato la storia di cui sopra, che forse è la vittima. Però, di solito i padri non sono stinchi di santo!

    • cara Lisbeth, è proprio grazie ai preconcetti come i tuoi, come scrivi anche tu, condivisi dai giudici italiani, che i padri separati di tutta italia soffrono giornalmente di non poter fare i padri, per essere visti esclusivamente come portafogli da cui attingere denaro all’infinito e, qualora non ne abbiamo, sono etichettati penalmente al pari di delinquenti comuni. Le suggerisco di togliersi quelle fette di prosiutto dagli occhi e guardare il mondo.

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